lo scrigno degli omaggi

venerdì 11 dicembre 2015

TENUTA DI BOSSI

Buon pomeriggio ragazze , voglio parlarvi di un buon vino, TENUTA DI BOSSI.

Un vino che ha le sue radici storiche nel lontano 1592.
I Gondi,nel 1592, con l’acquisto di questa Tenuta ampliarono le loro proprietà nel Chianti Rufina, zona famosa per la produzione del vino,fin dal Rinascimento, produttori di vino da oltre V secoli.
Una delle tenute più importanti dei Gondi è la villa Bossi a Pontassieve, che la famiglia possiede ancora oggi dal 1592. Le preesistenze di questa dimora facevano parte del possesso di Quona vicino a San Martino nel Comune di Pontassieve, castello distrutto nel 1143 dai fiorentini durante la guerra contro i conti Guidi, di cui i Da Quona erano vassalli. La villa si trova vicino a quella dei Frescobaldi, Poggio a Remole, già possesso degli Albizi, sulle pendici del colle Bardellone. Nel 1427 la villa di Bossi era di Bartolomeo di Andrea di Domenico «forzerinaio». Nel 1546, nella divisione dei beni dei fratelli Tolomei, la dimora toccò a Paolo che alla sua morte, avvenuta nel 1558, la lasciò al figlio.
Nella famiglia Tolomei la dimora rimase fino al 1587, anno in cui fu data in uso da Paolo alla madre Costanza di Daniello degli Alberti che era rimasta vedova. Costanza è stata proprietaria fino al 1592 quando venne ceduta dai debitori di Paolo a Bartolomeo di Bernardo Gondi per 7.500 lire.
Bartolomeo Gondi comprò quindi la casa signorile con «prato, cappella e otto poderi annessi» aggiungendola a un altro podere limitrofo già di sua proprietà dal 1516. L’acquisto della villa fu possibile grazie all’eredità ricevuta da Antonio Gondi, con testamento rogato nel 1591, nel quale si precisava che gli eventuali beni che fossero stati comprati dovessero avere, nel contratto d’acquisto, la formula di supposizione al fidecommisso in favore degli altri parenti.
La «casa da padrone e da lavoratore» con gli annessi poderi, comprata da Bartolomeo nel 1592, passò poi ai figli Alessandro e Bernardo.
La villa di Bossi, dal 1629 al 1638, appartenne ai due figli di Bernardo Gondi, Antonio e Francesco.
Quest’ultimo stilò il suo testamento nel 1678 a favore dei figli e confermò il fidecommisso per via mascolina ai discendenti Gondi purchè residenti a Firenze.
Nei pressi di Bossi, al centro di un vasto terreno che dalla destra del fiume Sieve risale la collina a monte del borgo di Pontassieve, i Gondi costruirono al principio del Cinquecento anche la confinante villa di Grignano, che fu venduta nel 1972.
Questa villa era già documentata nelle proprietà dei Gondi nel 1509 quando era di Antonfrancesco Gondi insieme a quattro poderi posti nel Popolo di San Niccolò a Vico,nella Podesteria di Ponte a Sieve.
Nella seconda metà del Settecento, con Niccolò Antonino Gondi, la villa di Bossi venne ampiamente ricostruita, ampliata e arricchita con fastose decorazioni barocche, e la piccola cappella preesistente divenne una vera chiesa con tre altari, il grande organo funzionante grazie ad un mantice, i coretti laterali, uno dove prendeva posto la famiglia ed uno per i domestici, una grande sacrestia nel retro della chiesa. In questa chiesa si trovano le sepolture di tutti i Gondi che hanno posseduto questa villa da quel momento in poi. L’aspetto della grande residenza ci viene consegnato da un disegno di Raffaello Paganelli (1744-1810).
Per l’esperienza e la professionalità acquistata nel corso degli anni, Paganelli fu definito «abilissimo per disegni ed assistenza di fabbriche».
I due corpi aggettanti della villa cingevano un cortile centrale aperto verso valle trasformato poi in salone. Una scala a doppia rampa, oggi non più esistente, portava al piano nobile principale soprelevato.
Una cappella con frontone a volute ondulate arricchisce l’immagine del complesso architettonico, insieme al frantoio dipinto simulando una struttura lignea. Un inventario della fattoria di Bossi, insieme a quella delle Panche e quella di Camerata, venne stilato il 28 gennaio 1795, giorno della morte di Niccolò Antonino Gondi, poi sepolto nella cappella della sua villa di Bossi. Il 22 settembre 1798 Lamberto di Pier Matteo Frescobaldi vendette agli eredi Amerigo Antonino ed a Francesco Gaetano fratelli e figli di Niccolò Antonino Gondi, «un casamento con un pezzetto di terra ed un podere denominato Stieto con casa da lavoratore posto nel popolo di San Giovanni Battista a Romole» che andò ad aumentare la propietà.
Nel corso del Settecento i Gondi ristrutturarono anche la villa di Grignano, confinante con Bossi.
Nel Catasto Generale Toscano del 1832 la villa di Bossi risultava compresa tra le proprietà dei fratelli Gondi.
La villa di Bossi assunse un ruolo di maggiore importanza per la famiglia e tra il 1878 e il 1884 fu restaurata e trasformata chiudendo il cortile centrale aperto verso valle, dalla giovane vedova di Francesco Gondi, Maria de la Bruierre, una nobile francese, che non ambientandosi molto bene nella Firenze dell’epoca, preferì passare molto tempo nella villa di campagna, insieme ai due figli Carlo e Maddalena. Ella, oltre a far costruire il salone centrale, fece rialzare la villa di un piano, creando delle stanze per gli alloggi della servitù ed una grande guardaroba, ampliò le cantine costruendo una grande stanza, sotto il giardino, attrezzata per le vinificazioni e da cui si accedeva attraverso una lunga scala che dipartiva dai locali di invecchiamento, dove sono poste le botti di rovere e le barriques. Faceva interrare, in parte, tutta la cantina per avere una temperatura più stabile sia d’inverno che d’estate, attrezzava un grande parco con dei cedri del libano e molti lecci, ed un giardino all’italiana di fronte alla villa. Certamente con questi grandi lavori, la villa perse quell’aspetto austero che aveva precedentemente ed ancora oggi riflette di queste influenze francesi. I Gondi avevano influenzato nei secoli l’architettura parigina e francese in genere, ma in questo caso è successo l’inverso. A Carlo successe suo figlio Giuliano, quindi Bonaccorso, che ampliò la tenuta annettendo la confinante azienda di Quona, adesso la Villa e la Tenuta appartengono a Bernardo ed a sua sorella Donatella.
La facoltosa casata dei Gondi continuerà quindi ad avere un ruolo nella società fiorentina. Gli ultimi discendenti, il marchese Bernardo con la moglie Vittoria, insieme ai figli Gerardo e Lapo, sono tutt’oggi proprietari del palazzo Gondi di piazza San Firenze. La famiglia produce ancora vino «Chianti Rufina» e olio «Extra vergine» nelle loro antiche tenute di Bossi a Pontassieve e nella fattoria di Volmiano a Calenzano, sulle pendici di Monte Morello.

Ho ricevuto in prova un vino corposo e da assaporare su un piatto di carne.
MARCHESI GONDI : SER AMERIGO
Guardiamo la scheda del vino nel dettaglio
ETICHETTA: Ser Amerigo
AREA DI PRODUZIONE: Tenuta della Villa Bossi, ad un’ altitudine di circa 300 metri s.l.m., nei vigneti di Sottomonte e Camerata, con esposizione a sud ed in collina, ci sono 9,2 ettari di Sangiovese, 3,1 ettari di Colorino e 2 ettari di Merlot.
TIPOLOGIA: Vino rosso
PRIMO ANNO DI IMBOTTIGLIAMENTO: 2005
DENOMINAZIONE/INDICAZIONE: Rosso Colli Toscana Centrale IGT
UVAGGIO: Sangiovese 40%, Merlot 40%, Colorino 20%.
TIPOLOGIA DI ALLEVAMENTO: Cordone speronato.
TERROIR: Terreni galestrosi e argillosi con sedimenti calcarei.
STORIA: Nasce dalla visione di Bernardo Gondi, che sperimentando vari vitigni alloctoni, ha deciso l’esigenza di avere nella gamma dei vini della Tenuta Bossi, un vino seducente, moderno fatto da un blend di vitigni alloctoni e autoctoni.
VENDEMMIA: Le uve vengono raccolte i primi di Ottobre.
FERMENTAZIONE: La fermentazione avviene in tini, a temperatura controllata da una macchina di refrigerazione.
INVECCHIAMENTO: Riposa 12 mesi in botti di rovere di Slavonia da 25 hl, 12 mesi in barriques e 24 mesi in bottiglia.
POTENZIALE DI INVECCHIAMENTO: 10 – 25 anni a seconda dell’annata.
VISTA: Rosso rubino vivace con riflessi granati.
OLFATTO: Il vino è complesso, evidenzia sentori di confettura di frutta, china e rabarbaro, in particolare di prugna e ciliegia, che si aprono in successive note di sottobosco, tabacco.
GUSTO: Di grande personalità, ha una trama tannica raffinata ed una viva sapidità che dimostra un grande equilibrio, ingentilita da un generoso abbraccio fruttato, la chiusura è balsamica e speziata.
TITOLO ALCOLOMETRICO: 13,0%
ABBINAMENTO: Carni rosse alla griglia, cacciagione da penna, pecorino toscano.


Io l'ho abbinato ad un tipico piatto natalizio:
ANATRA ALL'ARANCIA 
Ingredienti :
-1 o 2 anatrelle 
per la farcitura:
- 1 spicchio di aglio 
- il succo di un’arancia
- 1 cucchiaio di miele agli agrumi
- 3 uova 
- 250 gr di pancetta dolce
- 250 gr di carne di manzo 
- 1 cipolla 
- 1 cucchiaio di uva sultanina
- sale e pepe 
per l’intingolo:
- il succo di 2 arance
- un bicchiere di vino bianco secco
- un cucchiaino di insaporitore
- 5/10 bacche di ginepro
- qualche foglia di mirto
- 1 spicchio di aglio
 

Procedimento:
Macinare finemente la pancetta, la carne di manzo, l’aglio e la cipolla dopodiché mettere questo composto in una capiente ciotola aggiungendo le uova, il succo dell’arancia, il miele, il sale, il pepe e l’uva sultanina (precedentemente messa a bagno in acqua tiepida per una decina di minuti). 
Amalgamare accuratamente.
Su un piano stendere l'anatra disossata con la parte interna verso l'alto, posizionare la farcitura sulla carne lasciando liberi i bordi.
Arrotolare e, con uno spago, legarla bene affinchè non possa uscire la farcitura.  
Preriscaldare il forno a 180°
In una pirofila ovale mettere gli ingredienti per l’intingolo senza utilizzare olio in quanto la pelle dell’anatra è già abbastanza grassa.  
Posizionare l’anatra e girarla da una parte poi dall’altra per farla insaporirla bene.
Metterla in forno per circa un’ora e mezza. A metà cottura girarla dall’altra parte.
L’intingolo utilizzato per la cottura dell’anatra risulta troppo unto per irrorare le fette, una volta servite.
Preparare quindi, in una larga padella, il medesimo intingolo preparato per la cottura dell'anatra ma invece del succo di 2 arance, utilizzarne uno. 
Mescolare e lasciare sul fuoco 5 minuti per farlo restringere.
Versare questo sughetto, ben caldo, sull'anatra affettata oppure passare le fette direttamente nella padella con l'intingolo per un minuto.
Consiglio di cucinare le anatrelle il giorno prima e poi affettarle a freddo.
Riscaldare al momento della servita con intingolo bollente.

Grazie a voi e grazie all'azienda TENUTA DI BOSSI per la fiducia :www.tenutabossi.com

2 commenti:

  1. Il vino Toscano, per me, da buona toscana, è il migliore! Ve lo consiglio

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  2. Anche se l anatra ha una carne solitamente grassa x i miei gusti,penso ke questo vino si sposi bene..

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